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Con Industria 4.0 Adidas riporta la produzione in Europa

14 luglio 2017 / di Sara Sordi, Digital Consultant di Beatreex

Sara Sordi, Digital Consultant di Beatreex

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L’azienda tedesca Adidas, leader globale nel settore delle scarpe sportive, da oltre 20 anni, come tutti i suoi concorrenti, aveva delocalizzato completamente la produzione in Paesi a basso costo di manodopera, soprattutto in Cina, Indonesia e Vietnam. A grande sorpresa lo scorso anno ha annunciato l’inizio di un processo di rimpatrio delle produzioni, con la costruzione di uno stabilimento fortemente all’avanguardia e innovativo (denominato Speedfactory) nella sede storica di Ansbach in Baviera (1946).

Il nuovo sito produttivo, altamente robotizzato, darà lavoro a 160 persone, a regime produrrà 500 mila scarpe l’anno; numero che se paragonato alla produzione totale dell’azienda (circa 300 milioni di paia annue) può sembrare insignificante ma in realtà non lo è affatto: la produzione andrà infatti a coprire la quasi totalità della richiesta dei principali mercati europei di modelli di alta gamma e, al di là dei numeri, è un segnale importante di una inversione di tendenza nella produzione industriale europea.

Stiamo parlando, infatti, del fenomeno del reshoring – riportare la produzione in loco in opposto all’offshoring, in-house in opposizione alla localizzazione – tendenza che si sta sempre più affermando, tanto da cambiare i flussi del commercio internazionale e le caratteristiche delle filiere di produzione.

Ma che cosa ha messo in crisi il modello seguito per decenni da Adidas basato sui cardini della delocalizzazione dove la manodopera costa meno, della produzione in serie e del lancio periodico di nuovi modelli sul mercato globale?

Il ritorno all’in-house si può ricondurre fondamentalmente a due fenomeni: l’aumento significativo del costo del lavoro nei paesi asiatici e al cambiamento del consumatore.

Oggi il consumatore, infatti, è sempre più informato, più esigente; si è abituato ad avere “tutto subito”, vuole un prodotto “personalizzato” che esprima la sua individualità, i suoi gusti. Il mercato dunque sta chiedendo a gran voce di passare da modello di produzione di massa a un modello di “personalizzazione di massa”.La sfida per le imprese produttive si gioca tutta sulla flessibilità, disponibilità di prodotto e sua personalizzazione, riducendo nel contempo i costi.

Con l’Industria 4.0 questo diventa possibile perché si possono definire processi di produzione e macchinari robotizzati in grado di cambiare tipologia di prodotto in tempi brevissimi, di produrre in contemporanea oggetti diversi, senza sprechi, riducendo al minimo i fermi macchina, riuscendo a produrre in modo efficace ed efficiente piccole quantità (lotto minimo) anche estremamente personalizzate. Queste “fabbriche intelligenti” per funzionare hanno bisogno di un alti livelli di specializzazione informatica e di una continua interazione con i reparti Ricerca e Sviluppo e Produzione, ed è per questo che la collocazione in-house diventa necessaria.

Il nuovo modello produttivo di Adidas si propone pertanto di superare la mancanza di flessibilità del modello produttivo attuale ma anche della velocità: con lo schema produttivo esistente, infatti, tra la progettazione e l’avvio della produzione di un modello di scarpe da ginnastica possono intercorrere da 12 a 18 mesi (a incidere in modo sensibile sono i tempi tecnici dei test dei prototipi, l’ordine dei materiali, l’invio dei campioni tra le sedi produttive sparse terrritorialmente e spedizione dei prodotto finiti ai magazzini aziendali). Con il nuovo sistema produttivo della Speedfactory di Ansbach tutti i procedimenti verranno razionalizzati con l’obiettivo di ridurre a tre/quattro mesi il tempo per la messa in vendita dei nuovi prodotti.

La delocalizzazione a bassa qualità sembra lasciare spazio alla manodopera locale qualificata e all’industria 4.0, tanto che Adidas sta già pianificando l’apertura di altre smart factory anche in Gran Bretagna e in Francia. Ad avvicinare la produzione ai mercati di riferimento – più che le politiche protezionistiche che non hanno portato frutti – saranno sempre più le esigenze e le opportunità offerte dall’Industria 4.0 a dare una accelerazione al fenomeno reshoring nei prossimi anni. Come stanno dimostrando infatti i picchi di lavoro registrati dai subfornitori e l’exploit di domanda di nuove macchine per la lavorazione nel manifatturiero, stiamo già assistendo ad un fenomeno importante di marchi italiani, francesi e spagnoli che stanno riportando la produzione nel vecchio continente.


Categorie: Industria 4.0, Reshoring, Smart Manufacturing, Smart Factory